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Inga Sempé. La casa imperfetta
Mostra a cura di Marco Sammicheli. Triennale di Milano, 15 aprile – 15 settembre 2024. Catalogo edito da Electa, 2024


La mostra dedicata alla designer francese Inga Sempé, curata da Marco Sammicheli e allestita alla Triennale di Milano dal 15 aprile al 15 settembre 2024, è stata accompagnata da un catalogo uscito per i tipi di Electa che ha accolto un mio testo/intervista alle autrici del progetto di allestimento, Alessia Pessano e Chiara Novello, fondatrici dello Studio  A/C.



Lo Studio A/C, fondato da Alessia Pessano e Chiara Novello, ha disegnato, insieme a Inga Sempé, lo scenario domestico de La casa imperfetta, allestita sull’area della Design Platform della Triennale. Il visitatore è invitato a entrare in una vera e propria casa in scala che mette in scena la meccanica curiosa e la funzionalità colorata della progettista francese. Ne parliamo con le autrici.

       La vostra attività di architette d’interni vi porta a lavorare su spazi esistenti, con precisi limiti fisici e strutturali. In questo caso, siete state chiamate a trasferire nelle tre dimensioni un concept, a dare vita a una visione. Come avete interagito con Inga Sempé?
       L’incontro con la designer è stato fondamentale: Inga ci ha aperto le porte del suo studio parigino e ci ha permesso di comprendere meglio il sapore che avremmo dovuto rendere in questa casa immaginata. Una caratteristica del nostro approccio progettuale è proprio l’attitudine all’ascolto che ci porta a non far prevaricare una nostra idea di spazio prima di aver raccolto un quadro preciso delle esigenze e aspettative del committente. Lavoriamo con un taglio decisamente sartoriale, spesso in edifici da ristrutturare, elaborando progetti mai standardizzati. In fondo, con La casa imperfetta, abbiamo avuto maggiore libertà di azione nel decidere il layout degli ambienti.




       Quali sono i tratti caratterizzanti dell’allestimento?
       Come richiesto da Inga Sempé, il percorso conduce il visitatore attraverso le stanze di una casa che appare vissuta fino a un attimo prima dell’apertura della mostra. Quasi come entrare sulla scena di un crimine appena avvenuto. O in un appartamento da cui sono da poco usciti i padroni di casa. Ogni ambiente ha una sua destinazione d’uso e segue l’impianto di un appartamento classico, con dimensioni molto italiane. Le stanze accolgono elementi d’arredo e oggetti disegnati da Inga che possono essere sperimentati in prima persona dai visitatori, occupando i divani, le sedie, i tavoli (ma non la doccia!). All’esperienza visiva, si associa quella di suoni e rumori - la musica di una radio, l’acqua che scorre - che rievocano la vita reale. E’ una casa imperfetta perché non è confezionata chiavi in mano, ma va vissuta da chi la abita.


       Un elemento distintivo del vostro progetto è l’uso dei materiali tessili per creare le partizioni tra i vari ambienti? Perché questa scelta?
       Poiché il progetto ruota intorno al racconto del lavoro condotto sinora da Sempé che anima ogni stanza, ci sembrava appropriato che anche la struttura della casa continuasse a narrarlo. Una parte rilevante della sua attività sono i tessuti: li abbiamo trasformati in pareti tattili a disegnare l’atmosfera e a definire i confini delle stanze. Sono lo sfondo dove appendere quadri a lei familiari, come quelli di sua madre Mette Ivers, di Saul Steinberg, amico di famiglia e altri più evocativi.




       Quali sono i punti di contatto che avete riscontrato con la designer?
       In primo luogo la volontà di non consegnare mai ai nostri committenti uno spazio fatto e finito in tutto per tutto, ma di sollecitarlo a entrare nella casa nuova e vivere lo spazio per riassettarlo, per sentirsi a proprio agio. Lo stesso compito che assegniamo ai visitatori de La casa imperfetta. Un altro punto di contatto è il piacere di mescolare oggetti che appartengono a mondi diversi, in una convivenza virtuosa.


       Una volta ultimato il percorso, il visitatore può ancora gettare uno sguardo al suo interno, guardando da spioncini, come un voyeur legittimato. È il colpo di scena finale?
       Abbiamo voluto accompagnare fino all’uscita il visitatore che, dopo aver spiato un’ultima volta la casa, si dirige verso la porta, ricostruita con la maniglia disegnata da Inga.




       Possiamo affermare che La casa imperfetta aggiunge un tassello ulteriore alla ricerca sull’abitare che la Triennale ha in corso da tempo? Si pensi alla mostra Il Progetto Domestico. La casa dell’uomo: archetipi e prototipi del 1986. Quali sono le novità su cui invita a riflettere anche con l’allestimento?
       Il concept nasce dall’idea di uno spazio sì fluido, ma strutturato in ambienti connotati e intimi, esigenza che si è fatta di nuovo viva nel periodo post-pandemico.


       Nella casa di Inga si respira un’aria di contemporaneità metropolitana, parigina. Tessuti come garze leggere, pattern grafici, lampade esili, arredi con strutture sottili, una tavolozza di tonalità soffuse, uno stile essenziale e gentile. Nei vostri incontri sono emersi riferimenti a mondi diversi dall’interior design?
       Con Inga e con il curatore, Marco Sammicheli, sono state evocate le atmosfere che si ritrovano in Zazie dans le métro, l’irrinunciabile di Raymond Queneau, e in Espèces d’espaces di Georges Perec. In particolare ci sono interi capitoli che analizzano, con l’acuto sarcasmo di Perec, non solo l’appartamento nel suo insieme, ma spazi come il letto, la camera, le porte, i muri. A questo proposito, afferma “Non so più che nel mio appartamento ci sono dei muri, e che se non ci fossero muri, non ci sarebbe l’appartamento”, ma la casa imperfetta sì.

[Immagini di progetto © StudioA/C]






Inga Sempé. La casa imperfetta / The imperfect home

a cura di Marco Sammicheli


Testi e contributi di: Giampiero Bosoni, Megan Dinius de Kalbermatten, Laura Maggi, Massimo Orsini, Eugenio Perazza, Marco Sammicheli, Inga Sempé, Patrizia Vicenzi, Pilar Viladas. Traduzioni di Richard Sadleir e Federica Duani.

Lingua: Bilingue Italiano/Inglese
Formato: 20x30cm
ISBN: 9788892825512
Pagine: 208


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