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JOURNAL / 02.05.2020 Carnet de confinement
Collage di immagini per rivivere avventure passate


Nel corso dei miei viaggi, ho sempre raccolto reperti di varia natura – biglietti, scontrini, mappe, fiori, etichette, tovagliolini -, da classificare fantasiosamente in scrapbook improvvisati. O crapbook, come vengono definiti con scherno dalla famiglia. Al ritorno dalle Galapagos, ho tentato un’altra via: il carnet de voyage a collage. Utile per sognare alla grande in questi tempi di confino domestico.

Nel novembre 2018 sono tornata alle Galapagos, trent’anni dopo un viaggio mitico per mare di isola in isola su un’imbarcazione che era poco più di un gozzo ligure cabinato. E dipinto d’azzurro. Un piccolo gruppo di sbandati che dopo aver vagato sul Rio Napo su canoe a motore e dormito in cabanas abitate da scimmie dispettose e cucarachas oversize, si perdeva a toccare le stelle sulla linea dell’Equatore, a nuotare tra otarie juguetonas e a guardare negli occhi i booby dai piedi azzurri. Nel 2018 lo spirito era un altro: vivere un’esperienza di volontariato ambientale, tre settimane sull’isola di San Cristobal, abitando con una famiglia del luogo.

Compagni d’avventura, volontari arrivati dall’Europa e dall’America del Nord, armati di buona volontà, vestiti con i loro abiti peggiori per andare a tagliare col machete enormi fasci di otoy, la verdura da somministrare alle tartarughe terrestri della Galapaguera di Cerro Colorado, che si alzavano vispi alle 5.30 del mattino per contare i lobos (sea lion) classificandoli tra alpha male e submale, maschi e femmine, lattanti e adolescenti e le iguane pietrificate tra le rocce. La vita in famiglia avrebbe meritato le pagine migliori di Cent’anni di solitudine.

Dopo 21 giorni così, il ritorno via New York è stato un vero shock culturale, macinando km su e giù per Manhattan. Il carnet vuole raccontare un po’ tutto questo, rinnovando la voglia di tornare laggiù, a confondersi tra le creature della Loberia.

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