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La Metafora dello Specchio
Mostra a cura di Cintya Concari e Roberto Marcatti in collaborazione con Kubico srl. Ex Mercato coperto, Galatina (Lecce), 5–15 luglio 2024


I curatori hanno convocato ventuno designer a confrontarsi sul tema dello specchio, dando vita, tra forme, colori e materiali inediti, a una narrazione visiva eterogenea e sorprendente, capace di esprimere una “cultura del progetto” autentica, libera e radicata nella realtà. Il catalogo, pubblicato per l’occasione, accoglie un mio testo/riflessione sulla Vanitas.



Vanitas, scoperta e controllo: riflessioni intorno allo specchio

“Lo specchio e i social network sono i nuovi corpi idrici del Narciso contemporaneo” è l’intrigante riflessione proposta da Miroir Miroir, il libro-catalogo della mostra omonima curata da Marco Costantini al mudac di Losanna. L’affermazione mette in luce il rapporto attuale con l’immagine di sé e le sue implicazioni nell’arte e nel design contemporanei. Da un tema antico come la Vanitas, da sempre associata allo specchio, strumento di contemplazione e narcisismo, si passa ai ‘15 minuti di fama’ predetti da Andy Warhol nel 1968 fino alla notorietà di figure come Kim Kardashian, che conta oggi 363 milioni di follower su Instagram.

Lo specchio rappresenta anche scoperta, e non solo di sé, come illustrato da Lewis Carroll nel 1871 nel suo libro Alice attraverso lo specchio: “To’, adesso sta diventando come una specie di nebbia… Entrarci è la cosa più facile del mondo. (…) E certo il cristallo cominciava a svanire, come una nebbia lucente. L’istante dopo Alice attraversava lo specchio e saltava agilmente nella stanza di dietro”. Attraversare lo specchio non significa soltanto entrare in una realtà riflessa, ma anche scoprire nuove dimensioni che si rivelano unicamente a chi osa oltrepassare la superficie riflettente. In tal senso, Les grands trans-Parents, firmato nel 1938 dal pittore, fotografo e regista statunitense Man Ray, editato da Simon Gavina nel 1971, offre una prospettiva affascinante: il più ovvio (e più grande) può essere invisibile agli occhi.

Inoltre, c’è l’elemento del controllo, sia sull’immagine visibile agli altri che spesso verifichiamo prima di uscire o riflessa nelle vetrine, sia sull’ambiente circostante. Pensiamo al ‘miroir oeil de sorcière’, allo ‘specchio della strega’ o ‘specchio del banchiere’, reso celebre dai pittori fiamminghi del XV secolo. Questi specchi convessi, grazie alla loro forma particolare, permettevano di controllare intere stanze senza muoversi, simili agli odierni sistemi di sorveglianza. Installati sia nelle banche che nelle case private, erano adornati con sfarzose cornici, trasformando lo specchio in un vero e proprio ‘terzo occhio’. Quello della proprietà.